IL BLOG COSENOSTRE SI E' TRASFERITO ALL'INDIRIZZO
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ADDIO PIZZO
Sono tornati. A un anno dalla comparsa nelle strade del centro dell' adesivo che fece il giro d' Italia ("Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità"), nelle vie di Palermo, Bagheria, Capaci, San Giuseppe Jato, San Cipirello, Messina, Reggio Calabria e Napoli i ragazzi del Comitato Addiopizzo hanno disseminato nuovi messaggi contro il racket e la mafia. «Migliaia di cittadini consumatori a sostegno di chi denuncia il pizzo!»: questo il testo dei nuovi manifestini, stampato con caratteri verdi. Più di quattromila sono stati affissi nelle strade di Palermo (da via Ruggero Settimo a Boccadifalco, da via Roma a via Autonomia Siciliana), altri duemila nei centri della provincia. Non solo adesivi: sul cavalcavia di fronte al palazzo di giustizia è stato appeso lo striscione "Contro il pizzo, cambia consumi". E un altro ("Solidali contro il pizzo: denunciamo") è spuntato sul ponte di viale Lazio sulla circonvallazione. «La notte tra il 28 e il 29 giugno dell' anno scorso uscimmo a piedi e in bicicletta per tappezzare il centro di Palermo di piccoli adesivi listati a lutto: eravamo solo in tre - racconta Salvo, uno di loro - L' altra notte, invece, ad affiggere gli adesivi in città siamo stati in sessanta. Studenti, insegnanti, operai, professionisti e pensionati. Ragazzi, ventenni e trentenni soprattutto, ma anche cinquantenni». Perché l' iniziativa, partita da uno sparuto gruppo di giovani, in un anno si è estesa a macchia d' olio, sta coinvolgendo persone di ogni età, siciliani e no, tutte accomunate dalla volontà di muoversi mantenendo l' anonimato «per costringere l' opinione pubblica a interessarsi al "che cosa" piuttosto che al "chi", evitando strumentalizzazioni». La simultaneità delle azioni, che questa volta hanno varcato lo Stretto, è stata possibile grazie al nascente coordinamento del movimento antipizzo. «A Cefalù, in occasione della presentazione del libro "Non ti pago! Storie di estorsioni mafiose e antiracket" - spiega Barbara, studentessa e componente del Comitato Addiopizzo - abbiamo incontrato alcuni ragazzi di Messina interessati a estendere l' iniziativa nella loro città. I contatti con i giovani di Napoli e Reggio Calabria, invece, li abbiamo stabiliti grazie alla posta elettronica e al nostro sito Internet, www.addiopizzo.org, dal quale è possibile scaricare gli adesivi antiestorsioni». Ma le azioni del Comitato Addiopizzo, i cui membri tengono a chiarire che il loro è «un movimento apartitico, fatto di gruppi e individui che condividono l' interesse di tener vivo il dibattito sul problema delle estorsioni», non si sono limitate agli adesivi antiracket: sono già state raccolte più di quattromila firme di consumatori che credono nel progetto e si dichiarano pronti a sostenere i commercianti che non accettano di pagare il pizzo. Il mese scorso, in occasione della presentazione del manifesto per la legalità e lo sviluppo "Contro il pizzo, cambia i consumi", è stato lanciato un appello per coinvolgere imprenditori e commercianti. I soggetti che vogliono aderire all' iniziativa possono chiamare lo 091 333467 o il 347 5020427. Un comitato di garanti, formato da avvocati, giornalisti ed esponenti della società civile, tra i quali la signora Pina Maisano Grassi, vedova di Libero Grassi, è già al lavoro per vagliare le adesioni dei negozianti (finora una ventina). «Il nostro compito - precisa Salvatore Cernigliaro, membro del comitato dei garanti e presidente di Solidaria, onlus che sostiene le vittime dei reati - è quello di esaminare le richieste di sottoscrizione avanzate da commercianti e imprenditori. A loro chiediamo il totale rispetto della legalità, la rinuncia a pagare il pizzo e la denuncia delle estorsioni».
IL DERBY DELLE POMPE FUNEBRI
C'erano tutti. Mancava solo Ivano Della Morte, centrocampista di fascia destra allenato dal neo tecnico rosanero Gigi Del Neri nella seconda stagione in serie A del "Chievo dei miracoli". L'esterno, che quest'anno ha vestito i colori del Cesena nel campionato di B, con il cognome che porta si sarebbe trovato sicuramente a suo agio a giocare insieme ai titolari delle imprese funebri di Palermo. Vestito di nero c'era solo l'arbitro. Per l'occasione, gli impresari improvvisatisi calciatori, hanno scelto colori più allegri: il rosso amaranto e il celeste. Sulle maglie - maniche lunghe malgrado il sole cocente - spicca la scritta "Impresari funebri uniti per lo sport". Le due squadre si sono date appuntamento in un campetto di calcio a due passi dal Policlino di Palermo. La scelta dell'impianto dove svolgere l'incontro non deve essere stata casuale: dal nosocomio palermitano passa parecchia gente, molti non tornano a casa sulle loro gambe. Insomma, tutti potenziali clienti. Gli impresari funebri avranno pensato che sarebbe stato meglio farsi trovare in zona. Sangue e sudore, pochi i tempi "morti". Gli spettatori non hanno avuto alcun motivo per lamentarsi. Malgrado non siano abituati a calcare i campi della serie A e a frequentare veline nei locali di Milano e Roma, gli uomini scesi in campo hanno dato tutto. Se non fosse per la facile ironia, si potrebbe affermare che si sono impegnati alla morte. Insolito spettacolo sulle tribune. Al fischio d'inizio i tifosi hanno spostato in basso le mani per toccare...i sedili di ferro. Almeno per una volta dagli spalti non si è sentito il famigerato coro "Devi morire!". Non era il caso. Dopo il triplice fischio dell'arbitro, tutti erano visibilmente stanchi. Stanchi morti.
FALSA PARTENZA FU!